Qualche giorno fa siamo andati alla scoperta del nuovo menu di Pizzeria La Cosacca a Pompei, in provincia di Napoli.
Scegliere una pizzeria in questo caos culinario fatto sempre più spesso di imprenditori improvvisati non è facile. Personalmente credo che alcune volte sia utile andare oltre il mero prodotto, che ovviamente deve avere la sua qualità, ma allo stesso tempo è importante analizzare anche la cura del cliente e la voglia con cui ci si presenta al mercato.
Dal clima rilassante e colori caldi la pizzeria La Cosacca a Pompei, in provincia di Napoli, caratterizza la semplicità per chi vuole passare un pranzo o una cena rilassante mangiando una buona pizza, proprio come si faceva un tempo.

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Alla scoperta di una delle più famose pizzerie a Pompei: Pizzeria la Cosacca

Giusto due parole sull’impasto che sempre di più è argomento ricercato nel comparto “pizza” in quest’ultimo periodo storico; pizza friabile e fragrante, altamente digeribile grazie a un impasto indiretto composto da un bland di farina tipo 0 al 90% e tipo 1 al 10%, biga al 90%, poolish al 10%, idratazione pari al 70%.
Il pizza maker Stefano de Martino e la proprietà nella persona di Pasquale Garofalo, con la loro semplicità e spontaneità aprono le porte al loro piccolo mondo comunicando ciò che la Cosacca rappresenta senza dover costruire castelli in area dalle fragili fondamenta come oggi giorno è uso fare.
Ricerca, azzardo e voglia di fare sono le parole che a mio avviso descrivono al meglio questa realtà, che proprio in occasione della presentazione del novo menù ha saputo mantenere una spontaneità nel comunicare il loro percorso.
Non voglio tediarvi con banali chiacchiere e passerei immediatamente alle mie impressioni sul menù evitando tecnicismi di cui ormai la rete abbonda, preferisco raccontare cosa mi ha comunicato ogni morso a livello emozionale.

Pizzeria la Cosacca, foto di Davide Carusi

Pizzeria La Cosacca a Pompei, il nuovo menu

L’Entrée caratterizzata da una frittatina tradizionale si presenta con una crosta delicata e ben ossigenata dove per ogni 100gr tra burro e farina viene utilizzato un litro d’acqua, non unta, dall’impasto non pesante e ben bilanciata, l’ingresso in bocca non è aggressivo, il pomodoro conferiva una buona acidità. Una frittatina ben eseguita peccato che era una sola.
La prima portata, “Pizza Di De Martino” con crema di friarielli, fior di latte di Agerola, Lardo di maialino nero, tarallo sbriciolato e fili di peperoncino. Dalla presentazione estetica molto accattivante con i fili di peperoncino che ricordano le forme del corallo, la pizza è caratterizzata da una grande persistenza e sapidità che si sposa bene con la tendenza dolce del fior di latte. Il tarallo conferisce croccantezza migliorando la struttura e l’armonia stessa della pizza nel suo complesso. Al morso i sapori sono ben distinti, cosa sempre più difficile in questo harem di pizze fantasiose che stravolge sempre di più il senso stesso del “gourmet” l’equilibrio in bocca è garantito, bella spinta data dalla tendenza amarognola dei friarielli. Da non amante del maialino nero, sempre più mercificato in ogni portata in tutte le realtà ristorative campane, non avevo grandi aspettative da questa pizza…con sommo piacere mi sono ricreduto. Il morso è avvolgente e pieno, non banale, e per chi decide saggiamente di mangiare anche i fili di peperoncino…che non sono ornamentali, la spinta in più è assicurata.
La seconda portata “La Cipolla Barricata” composta da vellutata di cipolle ramate di Montoro sfumate con grappa barricata, fior di latte di Agerola, pancetta croccante di maialino nero e fonduta di formaggi stagionati. Questa è sicuramente una pizza diversa già vincente per l’idea di sfumare le cipolle con grappa barricata riuscendo a bilanciare i restanti ingredienti…sarò sincero ne avrei mangiata un’altra. La cosa che ho apprezzato particolarmente è stato il retrogusto, delicatissimo nel connubio tra cipolla e mix di latticini che ne migliorano la sapidità. Una pizza diversa ma soprattutto un concept originale che, in una degustazione può caratterizzare il finale perfetto.
La terza pizza “La Cosacca 2.0” con emulsione di pomodorini del Piennolo DOP, formaggio di pecora stagionato alle vinacce, pomodorini gialli del Piennolo DOP e basilico. Acidità e sapidità le caratteristiche principali, pizza di ottima persistenza, fresca e delicata. Il formaggio di pecora stagionato alle vinacce dona una certa spinta al palato aumentandone la sapidità, sicuramente un bel finale lungo in bocca.
La quarta pizza “La Buona Tavola” con crema di papaccelle, fior di latte di Agerola, tuorlo d’uovo fritto, scaglie di Cacioricotta cilentana e basilico cristallizzato. Al primo impatto guardando questa pizza, considerando la natura grassa dell’uovo in sé ho subito pensato “ecco ha osato troppo”, al secondo morso mi sono ricreduto.
Pur avendo una sua natura particolare per l’azzardo degli abbinamenti, l’acidità delle papaccelle pulisce la natura grassa data dal tuorlo dell’uovo che accarezza la pizza. Sicuramente un’idea da spingere e promuovere, da far conoscere e comunicare con cura al cliente.
In conclusione per deliziare i palati i dolci della pasticceria Poppella sita a Napoli di cui si conosce la cura e la qualità indiscussa.

Articolo e foto di Davide Carusi.
Evento di presentazione organizzato da Renato Rocco, direttore de La Buona Tavola Magazine.

Valeria D'Esposito