Mangiare a San Leucio, pizza e cucina locale con il Pandiseta di Daniele Landolfi

La Locanda del Borbone è un ristorante situato nei pressi del Real Sito Belvedere di San Leucio. Dedicato alla pizza e alla cucina tradizionale con ricette recuperate dalla cucina borbonica, il locale da ottobre scorso si è rinnovato ed è stato affiancato dalla nuovissima Pandiseta Bakery, uno spazio riservato alla creazione, vendita ed esposizione del pane regale Pandiseta, un prodotto unico in Italia il cui marchio è stato registrato.

La Locanda del Borbone è un ristorante storico e molto noto ai casertani come luogo dove gustare cucina locale e una buona pizza napoletana.

Gli interni dello stabile, risalente al 1700, sono stati recentemente ristrutturati attraverso un’attenta opera di recupero: i soffitti a volta con travi di castagno a vista e particolari in tufo antico sono ora abbinati a elementi di design contemporaneo.

Lo stretto legame con il territorio è riscontrabile nei piatti realizzati recuperando vecchie ricette, come Emblema di San Leucio, costituito da scialatielli artigianali conditi con ragù di carne di cinghiale, vino pallagrello nero tipico del casertano e pomodoro San Marzano dop.
Un piatto identitario che richiama le usanze gastronomiche ai tempi della Vigna del Ventaglio, in quanto prima ancora di diventare colonia tessile, San Leucio era semplicemente la tenuta di caccia del Re Carlo di Borbone.
Altra preparazione tipica è rappresentata dalla Zuppa del Fattore, preparata secondo la disponibilità e la stagionalità degli ingredienti.
Ottima la selezione dei salumi dei formaggi e delle carni, di provenienza locale, così come la proposta dei vini e delle birre artigianali.

Un capitolo a parte va al Pandiseta, nato dalle mani di Daniele Landolfi dopo una lunga formazione come cuoco e fornaio nella Locanda del Borbone accanto al papà, che guida il ristorante di San Leucio dal 2002, e continuata con uno dei panificatori più importanti della Campania, nonché presidente del Consorzio Unipan.

La lievitazione rigorosamente naturale di questo pane avviene nei canovacci di seta di San Leucio, pregiate stoffe provenienti dai vicini setifici, mentre la cottura è in forno a legno passivo, un metodo da cui si ottiene una crosta croccante e una mollica soffice. Il Pandiseta è proposto in diverse tipologie di farine oltre a quella bianca, come ad esempio quella di curcuma, di segale e ai cereali.

La storia del Pandiseta ha radici lontane, provenienti da una tradizione familiare.

Gli avi dei Landolfi infatti, lavorando negli storici setifici, oggi in mostra come esempio di archeologia industriale del Complesso Museale Belvedere di San Leucio, avevano la possibilità di portare a casa dei pezzi di tessuto lavorato in seta, che utilizzavano per ricoprire l’impasto del pane durante la lievitazione. Si trattava di pezzi di filato deteriorati, e quindi non più lavorabili. Filati che non alteravano il sapore autentico dell’impasto, e che oggi continuano a renderlo speciale come allora.
Oltre al pane, presso la Pandiseta Bakery si possono trovare diverse preparazioni caserecce, come torte e biscotti artigianali.
Tra questi spiccano i Setacciò, morsetti realizzati dalla signora Tina, mamma di Daniele, e preparati con farine biologiche, marmellata, miele, frutta secca e amarene, senza aggiunta di burro e uova. Questi biscotti morbidi e profumati sono nati dal recupero di un’antica ricetta e realizzati dopo diverse ricerche e sperimentazioni.
Il servizio di pizzeria napoletana e di ristorazione continuano sempre nel rispetto della tradizione, ma arricchito da qualche piccola rivisitazione.

Sito web
www.pandiseta.it
Instagram
@lalocandadelborbone
@setacciopandiseta

Post scritto in collaborazione con La Locanda del Borbone

Facebook
@LaLocandaDelBorbone

Valeria D'Esposito

Artigiana orafa per vocazione e blogger per passione con un forte attaccamento alla mia terra d'origine. Scrivo di gioielli su magazine di settore, sul mio blog personale Pizzo cipria e Bouquet, sono praticante giornalista, smm e web writer freelance.
Non mi stanco mai di esplorare la Campania.
Valeria D'Esposito