Il presepe e i pastori di Napoli

Sono tanti gli elementi che associamo alla città di Napoli e uno di questi è sicuramente il Presepe.

I suoi primi esempi risalgono al XIV secolo, quando la moglie di Roberto d’Angiò, ossia la regina Sancia d’Aragona, donò alle Clarisse un presepe del quale tuttora è possibile ammirare la statua della Madonna, conservata il presso il Museo Nazionale di San Martino.

Si può dire però, che l’arte dei presepi a Napoli ha origini settecentesche, quando lo scultore napoletano Giuseppe Sanmartino diede vita ad una scuola composta da artisti, tutti specializzati nell’arte presepiale, tutta basata sulla devozione religiosa.

Il presepe come simbolo culturale

Ciò che ha reso il presepe napoletano famoso in tutto il mondo e diverso dagli altri è il fatto che non si limita ad una semplice rappresentazione religiosa ma mira anche al realismo. I presepi napoletani infatti sono una specie di simbolo descrittivo che oltre alla Natività, narrano nel dettaglio anche le scene di vita quotidiana. Proprio da questo concetto di base, sono nati anche numerosi spettacoli teatrali famosi, come “Natale in casa Cupiello” di Eduardo De Filippo, e film che hanno riscontrato un grande successo, come ad esempio “Così parlò Bellavista” di Luciano De Crescenzo (1984) e “Opopomoz” di Enzo D’Alò (2003).

Dal punto di vista strutturale quindi, il presepe napoletano non consiste soltanto nella “capanna” ma in un intero villaggio, dove sono presenti tantissimi personaggi tradizionali, come i Re Magi, il vinaio e Cicci Bacco, i due compari, la zingara, il pescatore, i venditori, la meretrice ed i pastori, protagonisti indiscussi di questo scenario.

Come costruire un presepe?

L’importanza di questa tradizione è prevalentemente di natura religiosa: secondo diverse leggende, i pastori furono i primi ad aver fatto visita a Gesù Bambino, prestandogli cure, attenzioni e sorveglianze ancor prima dei Re Magi (i quali vengono associati al giorno dell’Epifania). Per questo motivo, possono essere posizionati sia vicino la capanna che in lontananza, in compagnia delle pecore.

Ogni pastore ha un preciso valore simbolico nel presepe napoletano. Uno dei più conosciuti è Benino, il pastore “immerso nel sonno”: secondo la leggenda, proprio in quel momento stava ricevendo dagli angeli la notizia della nascita di Cristo.

Ciò che li rende unici è anche l’aspetto sociale: non possiedono grandi ricchezze, anzi sono i più poveri del villaggio ma allo stesso tempo ricchi di bontà d’animo. E tra l’altro, la figura di Giuseppe, noto per essere un falegname, ricopre in parte il ruolo di pastore, poiché indossa abiti semplici e non di valore: tutto ciò fa riferimento all’intenzione nel voler sottolineare le umili origini di Gesù.

san gregorio armeno presepe napoletano

presepe napoletano

L’arte presepiale a San Gregorio Armeno Napoli

Sebbene la città di Napoli sia molto gettonata dai turisti per le bellezze paesaggistiche e le specialità culinarie, bisogna ammettere che l’arte del presepe gioca un ruolo fondamentale, e ha reso via San Gregorio Armeno una delle mete culturali più caratteristiche e famose della Campania.

Infatti ogni anno, a partire dai primi di Novembre gli artigiani iniziano a creare questi mini villaggi costituiti da oggetti e statuette, ma soprattutto arricchiti da effetti speciali e giochi di luce: il tutto crea un’atmosfera magica che regala grandi emozioni. La magia del Natale a Napoli!

Allo stesso tempo però, l’arte presepiale non rappresenta oggi solo la tradizione ma anche l’innovazione, poiché sempre più artisti napoletani si cimentano nella costruzione e nell’introduzione di statuette diverse, originali e che simboleggiano la realtà contemporanea del nostro Paese.

Di Virgilio arte presepiale San Gregorio Armeno

Di Virgilio – arte presepiale  – Via San Gregorio Armeno

Come raggiungere Via San Gregorio Armeno a Napoli?

Questa strada, conosciuta anche col nome di San Liguoro, era uno degli antichi collegamenti di Napoli. Ed è proprio qui che ogni anno vengono allestiti i presepi, che costituiscono dei veri e propri capolavori di artigianato e di scultura.

Mentre un tempo i pastori del presepe erano personaggi di natura religiosa, oggi le famose statuette di terracotta, dipinte e originali, riproducono anche le fattezze di calciatori, personaggi politici o dello spettacolo: ogni anno per le feste di Natale a Napoli, San Gregorio Armeno diventa il cuore pulsante della città: napoletani, turisti e curiosi arrivano da tutta Italia per ammirare la splendente bellezza dell’arte del presepio e scattare foto agli splendidi scenari costruiti ad arte dai mastri presepai.

Per raggiungere via San Gregorio Armeno bisogna attraversare Piazza Garibaldi e passare per il Rettifilo (o Corso Umberto). Dieci minuti di passeggiata vi porteranno fino a via Duomo e da li, risalendo fino all’altezza di Spaccanapoli, sarete arrivati.
Se non avete voglia di camminare, potete andare direttamente in metro: prendete la linea 1 e scendete a Piazza Dante, poi proseguite fino a Port’Alba e lungo Via dei Tribunali.
Una volta arrivati, prendetevi il tempo di fare un passaggio lento, per non perdere gli innumerevoli dettagli che rendono questo luogo unico al mondo!


Ma qual è l’origine del nome della pittoresca via dei presepi, San Gregorio Armeno?

San Gregorio Armeno, noto anche col nome di San Gregorio Illuminatore, è stato un santo della chiesa cattolica, copta ed ortodossa, e ancora oggi uno dei più amati della storia del folclore di Napoli, tanto che gli è stata dedicata una delle più belle vie della città partenopea.
Secondo la storia, Gregorio apparteneva alla dinastia reale degli Arsacidi da parte del padre. Nacque nel 257 circa, e la sua famiglia dovette fuggire fino a Cesarea, in Cappadocia, quando il padre Anak uccise il sovrano armeno. La sua famiglia scappò per non essere perseguitata, e dopo essersi stabilita in Cesarea, all’educazione del giovane Gregorio pensò un nobile che si era convertito alla religione cristiana, di nome Eutalio.
Quando divenne adulto, Gregorio si sposò con la figlia di un nobile e divenne padre di due figli. Convertitosi alla religione cristiana, si pose l’obiettivo di diffondere il cristianesimo anche in Armenia, terra nella quale era nato ma dalla quale era dovuto scappare.
Quando tornò in Armenia con lo scopo di predicare il cristianesimo, Gregorio non venne accolto bene dal re del momento, Tiridate d’Armenia. Il sovrano odiava i cristiani, che riteneva dei disturbatori sociali, e quindi li perseguitava. Per Gregorio le cose non andarono diversamente: il giovane armeno venne chiuso in una grande fortezza nella città di Artashat, la torre di Khor Virap. Secondo la leggenda, Gregorio vi rimase chiuso per ben tredici anni. La storia narra che, a causa della sua decisione di imprigionare il missionario, il re armeno rimase colpito da una malattia terrificante, che nessun medico fu in grado di guarire, fin quando non intervenne lo stesso Gregorio, che secondo la leggenda lo salvò.
Il re armeno, in seguito alla sua guarigione miracolosa, decise di convertirsi al cristianesimo e stabilì che quella cristiana sarebbe stata la religione di Stato.

Gregorio decise quindi di girare tutta l’Armenia, con il benestare del sovrano, per evangelizzare e convertire la popolazione, e sempre secondo la leggenda, morì nel 325, anno del Concilio di Nicea.
Le reliquie di San Gregorio Armeno, così amato dalla popolazione e canonizzato dalla chiesa armena nel 341, furono divise in tutta Europa. Attualmente il teschio di Gregorio l’illuminatore si trova proprio a Napoli, nella Chiesa che porta il suo nome e che è legata ai presepi, ed è incastonato in un reliquiario d’argento prodotto dall’artigianato partenopeo.
La Chiesa di San Gregorio Armeno si trova nell’omonima via, ed è uno dei più grandi ed importanti edifici religiosi della città di Napoli.

Valeria D'Esposito

Valeria D'Esposito

Jewelry & Travel Blogger at Pizzo Cipria e Bouquet
Orafa e Turista fai da me con un forte attaccamento alla terra d'origine, scrivo di viaggi e di gioielli su magazine di settore e sul mio blog Pizzo cipria e Bouquet e lavoro come web writer freelance. Non mi stanco mai di esplorare la Campania.
Linkedin
Valeria D'Esposito